Disinvestimento: una strategia per combattere l'economia delle fonti fossili ...

Il disinvestimento da combustibili fossili è la rimozione di beni di investimento tra cui azioni, obbligazioni e fondi comuni di investimento da aziende coinvolte nell'estrazione di combustibili fossili, nel tentativo di ridurre il cambiamento climatico. Diversi gruppi sostengono questa azione di disinvestimento  che nel 2015 si è rivelato essere il movimento di disinvestimento con la crescita più rapida della storia. Nel settembre 2014, 181 istituzioni e 656 individui erano impegnati a cedere oltre 50 miliardi di dollari.
Il disinvestimento da combustibili fossili mira a ridurre le emissioni di carbonio, accelerando l'adozione di energie rinnovabili attraverso la stigmatizzazione delle società di combustibili fossili. Ciò include l'aumento della pressione dell'opinione pubblica sulle imprese che sono attualmente coinvolte nella estrazione di combustibili fossili affinchè  investano nelle energie rinnovabili.


L'Intergovernmental Panel on Climate Change ha trovato che tutte le future emissioni di anidride carbonica devono essere inferiori a 1.000 miliardi di tonnellate per avere una probabilità del 66% di evitare cambiamenti climatici pericolosi e questa quantità  comprende tutte le fonti di emissioni di anidride carbonica. Per evitare cambiamenti climatici pericolosi, solo il 33% delle riserve conosciute di combustibili fossili può essere utilizzato; questa disponibilità di carbonio può essere ulteriormente ridotta dall'attività di  altre fonti di emissione di carbonio come la deforestazione e la produzione di cemento.  Qualora si assistesse ad un aumento significativo di tali fonti la disponibilità si potrebbe ridurre a solo il 10% delle riserve di combustibili fossili per rimanere entro i limiti di sicurezza previsti.

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Stranded assets (beni 'incagliati', attivi non recuperabili, ...) , noti in relazione alle società di combustibili fossili come la bolla del carbonio, si creano  quando le riserve di combustibili fossili delle società sono considerati insostenibili per l'ambiente e così inutilizzabili e quindi devono essere ammortizzati. Attualmente il valore delle azioni delle società  di combustibili fossili è calcolato in base al presupposto che tutte le riserve di combustibile fossili potranno essere consumate, e quindi i costi reali dell'anidride carbonica nell'intensificazione del riscaldamento globale non sono presi in considerazione nella valutazione di una società  sul mercato azionario. Nel mese di giugno 2014, l'Agenzia internazionale per l'energia ha pubblicato un'analisi indipendente sugli effetti del controllo delle emissioni di carbonio: 300 miliardi dollari in investimenti sui combustibili fossili sarebbero bloccati entro il 2035 se si adottano tagli alle emissioni di carbonio per limitare il riscaldamento a non più di 2° C.

Uno studio della Smith School of Enterprise and Environment, Università di Oxford,  ha scoperto che la stigmatizzazione delle aziende di combustibili fossili causata dal disinvestimento può "materialmente aumentare l'incertezza dei futuri flussi di cassa delle aziende di combustibili fossili."  il che, a sua volta, "può portare ad una compressione permanente, ad esempio, del rapporto valore delle azioni su utili (P/E) di una azienda."

L'esito del processo di stigmatizzazione pone la minaccia di maggior portata alle aziende dei combustibili fossili. Eventuali impatti diretti impallidiscono in confronto.

Fra i promotori di questo tipo di disinvestimento troviamo The Guardian, quotidiano nazionale britannico fondato nel 1821. Nel mese di marzo 2015 ha lanciato la campagna 'Keep it in the Ground' per incoraggiare la Wellcome Trust e la Fondazione Bill & Melinda Gates a disinvestire  da aziende di combustibili fossili in cui la Fondazione ha almeno 1,4 miliardi di dollari investiti.

fonti: tradotto da en.Wikipedia

collegamenti: Global Carbon Budget, Carbon Tracker Initiative, Keep It In The Ground, Axa insurance divesting